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Sprezzanti del ridicolo

Sprezzanti del ridicolo

mise en espace ai confini del surreale
di e con
Fiamma Negri e Giusi Salis

“Amato dalle donne, inseguito dal 113” Carmine Schiavone

“Questo senatore che dice: Riina abitava a Mazzara, dice delle bugiarderie” Toto’ Riina

“Non c’è nessun rapporto, cà non ave no ‘ndrangheta no nenti. Tutte quelle menzognità che hanno detto sono solo falsità”  Domenica Mazzagatti


Le mafie vengono raccontate nel loro essere feroci, sanguinarie, prive di scrupoli. Il loro mondo fatto di rapporti familiari oppressivi, di legami indissolubili con la politica, il controllo e la distruzione del territorio fanno parte ormai del nostro quotidiano.

La loro forza sta nell’infelicità che producono, nei silenzi e nella tragicità delle azioni. E’ forse però necessario affrontare un altro lato del loro perverso essere nella società: il grottesco, il ridicolo… per smettere di essere complici nella costruzione dell’alone mitico che spesso li circonda. Ridere di loro vuol dire minare, almeno un po’, il loro potere. 

Attraverso un racconto in parte giornalistico in parte teatrale analizziamo le dichiarazioni, i falsi alibi, le malattie surreali che mafiosi, camorristi e ‘ndranghetisti esibiscono in processi e interviste.  Per dimostrare la loro presunta innocenza, negare l’evidenza dei fatti, dimostrare la loro fede religiosa mettono in scena copioni stereotipati, grammatiche improbabili e sintassi funamboliche che raggiungono vette insuperabili di grottesco.

GENESI

Nel lavoro di ricerca sulle tracce di Rossella Casini, giovane fiorentina uccisa dalla ‘ndrangheta nel 1981, e nei successivi approfondimenti sulle organizzazioni mafiose, non c’è stato verbale, atto di processo, intervista in cui, oltre all’orrore, non sia emerso un altro tratto distintivo degli uomini e delle donne della criminalità organizzata: una vigliaccheria patetica che li vede alternare spavalderia e piagnisteo, ferocia e giustificazioni infantili, impassibilità e scenate.

Un materiale comico a cui non abbiamo saputo resistere e che ci ha permesso di aprire una breccia nel mito dell’invincibilità.